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ANALISI DELLO STATO DELLA MENTE RISPETTO ALL’ATTACCAMENTO, INDAGATO CON L’ADULT ATTACHMENT INTERVIEW, IN DONNE CON AGORAFOBIA E NEI LORO MARITI: UNO STUDIO PILOTA


G. Caviglia*; E. Del Castello °; B. Fiocco *

* Dipartimento di Psicologia, II Univ. Studi di Napoli

° Dipartimento di Salute Mentale, ASL CE 2


Introduzione

La teoria dell’attaccamento ha rivolto grande attenzione all’ agorafobia ed ai meccanismi relazionali dei soggetti agorafobici. L’interesse per questa psicopatologia è stimolato, da un lato, dalla fenomenologia sintomatica, direttamente collegabile al concetto di sistema motivazionale di attaccamento-esplorazione, e dall’altro, dalle particolari modalità relazionali assunte da questi soggetti in relazione alle figure di attaccamento sia passate che attuali.

Bowlby (1973, pp. 334-356) ipotizzò che i pazienti sofferenti di agorafobia avessero strutturato, a partire da “modelli patogeni di interazione familiare”, una modalità di attaccamento insicuro-ansioso. Liotti (1995) approfondisce l’idea di Bowlby e ipotizza che gli agorafobici abbiano sviluppato, durante l’infanzia o nel periodo prescolare, schemi emotivi correlati ai processi interpersonali di attaccamento insicuro-ansioso, e che questi schemi siano rimasti scollegati dalle strutture preposizionali di conoscenza del sé. Lo schema di sé che caratterizza l’organizzazione cognitiva degli agorafobici, deriva da un atteggiamento di ipercontrollo delle proprie emozioni e comportamenti. Tale autocontrollo tende a divenire disfunzionale e ad ostacolare lo sviluppo della conoscenza del sé e dell’altro. Difatti, di fronte a minacce che implicano l’attivazione del sistema di attaccamento, tali schemi del sé hanno difficoltà ad attribuire significato alle proprie reazioni, che rimangono così scisse dalla conoscenza adulta del Sè.

I meccanismi relazionali di questi soggetti al livello della coppia sono stati studiati da Ugazio (1991) che descrive il “valore manipolativo” del sintomo fobico nella dinamica coniugale. L’autrice individua due modelli di organizzazione relazionale di coppie nelle quali uno dei membri sviluppa una sintomatologia fobica: in entrambi questi modelli, il sintomo fobico sembra svolgere una “funzione di calibrazione” in una situazione complementare. L’autrice ipotizza inoltre una patologia complementare o analoga nel coniuge.


Ipotesi

A partire da queste ipotesi, abbiamo raccolto materiale clinico studiando alcune coppie in cui la moglie presenta il disturbo agorafobico, con lo scopo di analizzare lo stile di attaccamento dei soggetti e la relazione tra i patterns di attaccamento presentati.

Lo studio mira a verificare l’ipotesi della presenza di uno stato della mente relativo all’attaccamento classificabile come “Insicuro” nelle pazienti con patologia agorafobica. Inoltre, vuole cercare delle correlazioni con lo stato della mente relativo all’attaccamento, nei loro partner.


Materiali e metodo

Il campione è costituito da 18 soggetti, sposati tra di loro. Le mogli, di età compresa tra i 27 e i 55 anni (X=42), sono tutte diplomate. Otto donne tra queste presentano il disturbo di Agorafobia con Attacchi di Panico; la nona, di Agorafobia senza Attacchi di Panico. I mariti, di età compresa tra i 32 e i 64 anni (X=45), non presentano psicopatologie conclamate o di rilievo. Sono tutti diplomati, tranne uno, che è laureato; svolgono tutti un lavoro, tranne un soggetto che è in pensione. Tra i mariti, due hanno effettuato nel passato un trattamento psicoterapeutico, gli altri sette non hanno mai effettuato alcun trattamento. Tutte le donne sono in psicoterapia, una di loro ha frequentato una trattamento psicoterapeutico breve, e altre due hanno alle loro spalle più di un esperienza di psicoterapia.

La diagnosi è stata effettuata mediante i criteri del DSM IV (1996). Lo strumento utilizzato nella ricerca per misurare lo stato attuale della mente rispetto all’attaccamento è l’Adult Attachment Interview (Main, Goldwyn, 1985), somministrata a tutti i soggetti.

I dati ottenuti vengono discussi attraverso un’analisi qualitativa, in relazione alle codifiche della A.A.I. Inoltre, la distribuzione ottenuta viene correlata, mediante statistica descrittiva, con quelle ottenute da van IJzendoorn e Bakermans-Kranenburg (1996), rilevati da una vasta meta-analisi.


Riferimenti bibliografici


American Psychiatric Association (1996), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, ed. IV, American Psychiatric Association, Washington D. C. [Trad. It.: DSM IV, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson, Milano].

Bowlby J. (1973), Attachment and loss, Vol. 2: Separation, Basic Books, New York. [Trad. It.: Attaccamento e perdita. Vol. 2: La separazione dalla madre. Boringhieri, Torino,1975].

Liotti G. (1995), Attaccamento insicuro e agorafobia, in: Parkes C.M., Stevenson-Hinde J., Marris P., L’attaccamento nel ciclo di vita, Il Pensiero Scientifico Editore,Torino.

Main M., Goldwyn R. (1985), An adult classification and rating system, Manoscritto non pubblicato, versione 6.3, 1998.

Ugazio V. (1991), La costruzione relazionale dell’organizzazione fobica, in: Malagoli Togliatti M., Telfner U., Dall’individuo al sistema, Bollati Boringhieri, Torino.

van IJzendoorn, M.H. Bakermans-Kranenburg, M.J. (1996), Attachment representations in mothers, fathers, adolescents, and clinical groups: a meta-analytic search for normative data, Journal of Consulting and Clinical Psychology, vol. 64, n. 1, 8-21.


STUDIO DELLO STILE DI ATTACCAMENTO

IN GENITORI DI PAZIENTI PSICHIATRICI


C. Albasi, A. Granieri, A. Seganti, M. Zuffranieri

Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Torino


Introduzione

Gli stili di attaccamento e i modelli linguistici di organizzazione dell’esperienza relazionale dei genitori costituiscono il tessuto ambientale entro il quale il figlio apprende ad attribuire un senso a se stesso e alla realtà.

La ricerca si occupa degli stili di attaccamento e degli stili difensivi in coppie di genitori di figli con severe diagnosi psichiatriche (Disturbi schizofrenici e Disturbo Borderline di Personalità). Partendo dalla considerazione che il rapporto di coppia possa essere considerato come una riedizione nell’adulto dei legami di attaccamento infantile (Carli, 1995), studiamo il modello operativo interno e gli stili di attaccamento dei genitori, anche attraverso i loro stili linguistici (Seganti, 1995a).


Campione

I campioni presi in esame sono così costituiti: 40 coppie di genitori conviventi (80 soggetti in età compresa tra 40 e 71 anni), con figli di età compresa tra 18 e 30 anni in carico presso i servizi psichiatrici dell'ASL 3 di Torino; 30 coppie di genitori conviventi (60 soggetti in età compresa tra 40 e 60 anni), con figli di età compresa tra 18 e 30 anni, che non abbiano mai avuto contatti con servizi psichiatrici.


Strumenti

Gli strumenti utilizzati sono stati il PVM (Metodo dei prototipi e delle variazioni) di Seganti (1995a, 1995b), che ci consente un’analisi delle immagini prototipiche di sé e dell’altro attraverso lo studio delle connessioni affettive soggetto - oggetto quantitativamente rilevate nelle narrazioni degli episodi peggiore e migliore della vita, in base a come queste vengano organizzate a partire dai verbi di performance o di stato, positivi o negativi, attribuiti al soggetto o all’oggetto; l’Adult Attachment Questionnaire (AAQ) di Hazan e Shaver (1987), che richiede ai soggetti l’autoclassificazione in uno dei tre stili di attaccamento (Sicuro, Evitante, Ansioso/ambivalente). L’Attachment Style Questionnaire (ASQ) di Feeney e coll. (1994), che fornisce un profilo a 5 dimensioni (Fiducia, Disagio per l’intimità, Secondarietà delle relazioni, Bisogno di approvazione, Preoccupazione per le relazioni) dello stile di attaccamento.


Risultati

I risultati emersi dall'AAQ di Hazan e Shaver sono stati studiati per coppie di genitori. Abbiamo considerato le categorie Evitante e Ansioso come un’unica classe di attaccamento Insicuro e costruito una tipologia di coppia. I quattro tipi di coppia risultanti (entrambi Sicuri, entrambi Insicuri, padre Sicuro e madre Insicura, madre Sicura e padre Insicuro) hanno una distribuzione differente nei due campioni. Nel campione di genitori dei pazienti psichiatrici le coppie in cui entrambi i partner si classificano come soggetti Insicuri sono il 20 % contro il 6,7 % delle coppie nel campione di genitori di figli sani. Le coppie in cui entrambi i genitori di pazienti sono Sicuri costituiscono il 47,5 % del campione di genitori di pazienti contro il 60 % dell’altro campione.

I risultati ottenuti dalla somministrazione dell'ASQ evidenziamo come i due gruppi hanno medie che si differenziano significativamente in quattro fattori su cinque, e i genitori di pazienti abbiano punteggi significativamente più bassi dei genitori di figli sani nella dimensione Fiducia (p = 0,031) e più alti in tre delle dimensioni associate all'attaccamento Insicuro. Le correlazioni tra i padri e le madri nelle cinque scale dell'ASQ sono differenti nei due campioni e in alcuni casi appaiono interessanti.

Lo studio delle narrazioni degli episodi della vita mette in evidenza che i genitori di figli con patologia psichiatrica parlano nei loro racconti in modo molto più espressivo (con significatività statistica per l’episodio migliore) dello stato positivo dell’Oggetto rispetto ai genitori di figli non patologici, e in special modo le madri parlano meno dei propri stati di malessere. Il risultato che mostra la correlazione nell’episodio migliore tra le performance attribuite al soggetto per le madri e all'oggetto per i padri (r = 0,463; p = 0,003) viene confrontato con i risultati dell'ASQ.


Conclusioni

L’Insicurezza nell’attaccamento delle coppie di genitori di pazienti psichiatrici (messa in evidenza dai risultati dell’AAQ) viene meglio compresa grazie alle dimensioni che l’ASQ ci indica come significativamente diverse: questi genitori hanno in particolar modo una scarsa fiducia nelle relazioni, che vengono considerate secondarie ma in modo conflittuale, dato che contemporaneamente è importante il bisogno che hanno degli altri come fonte di validazione del sé. La comprensione di questa conflittualità viene approfondita dall’analisi delle narrazioni, che mostrano come i genitori dei pazienti - soprattutto le madri - parlano in generale molto più espressivamente degli Oggetti idealizzandoli difensivamente e dimostrando una scarsa attitudine a rappresentare le forme interattive di legame di influenza reciproca.


Riferimenti bibliografici


Carli, L. (1995). Attaccamento e rapporto di coppia. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Feeney, J. A., Noller, P., & Hanrahan, M. (1994). Assessing adult attachment: developments in the conceptualisation of security and insecurity. In M. B. Sperling, W. H. Berman (Eds.), Attachment in Adults: Theory Assessment and Treatment. New York: Guilford Press.

Hazan, C., & Shaver, P. R. (1987). Romantic love conceptualized as an attachment process. Journal of Personality and Social Psychology, 52, 511-524..

Seganti, A. (1995 a). La memoria sensoriale delle relazioni, Torino, Bollati Boringhieri.

Seganti, A. (1995 b). From 62 interviews of the worst and best episode of your life, in Int. J. Psycho-Anal, 81, 255-375.


METAFORE CONCETTUALI

E MODELLI OPERATIVI INTERNI NELL’ORGANIZZAZIONE

DEL SISTEMA CONCETTUALE


O. Gelo


La linguistica cognitiva considera la metafora una questione concettuale prima ancora che linguistica. La metafora permette di organizzare in modo coerente alcuni domini di esperienza nei termini di altri attraverso meccanismi inconsci subsimbolici di natura tacita ed analogica (proiezione metaforica tra differenti domini di esperienza). E’ dunque parte essenziale della strutturazione del nostro sistema concettuale. Abbiamo valutato l’organizzazione metaforica del concetto di Amicizia in parlanti lingua italiana. Abbiamo osservato che questi ultimi, per organizzare parte della loro conoscenza relativa all’amicizia, utilizzano le medesime metafore concettuali che vengono utilizzate dai parlanti lingua inglese. Inoltre abbiamo evidenziato che la conoscenza metaforica dell’amicizia è organizzata prototipicamente, è cioè caratterizzata dalla maggior o minor centralità degli elementi che vi appartengono, e non dal fatto di possedere o meno caratteristiche necessarie e sufficienti tipiche di quella determinata categoria. Inoltre, secondo obbiettivo della presente ricerca è stato quello di valutare se soggetti con diversi modelli operativi interni come concepiti da Bowlby presentassero differenti metafore concettuali relative all’amicizia od una loro differente organizzazione. L’importanza che meccanismi di natura tacita ed analogica rivestono sia nello sviluppo del sistema concettuale metaforico che nell’articolazione dei diversi modelli operativi interni di un individuo giustificava tale ipotesi. I dati ottenuti hanno disconfermato tale ipotesi e suggerito da una parte il fatto che soggetti con modelli operativi interni diversi condividano le medesime metafore concettuali qui considerate per il fatto che queste sono così diffuse socioculturalmente e psicologicamente da non risentire di differenze individuali misurate con gli strumenti utilizzati nella presente ricerca. D’altra parte ha reso auspicabile l’utilizzo in futuro di strumenti e metodologie più raffinate per cogliere differenze più sottili nei costrutti misurati. Come terzo ed ultimo obbiettivo la presente ricerca ha implicitamamente dimostrato l’utilità e la necessità di un approccio quantitativo allo studio delle metafore concettuali, suggerendo nella costruzione di scale di misurazione un valido punto di partenza per sondarne l’organizzazione interna ed il differente utilizzo da parte di diversi soggetti.


INDICE ANALITICO DEGLI AUTORI


Albasi C., 3

Andreassi S.,

Apparigliato M.,

Ardito R. B.,

Auletta B.,

Azzone P., 2

Bara B. G.,

Barone L.,

Bateni M., 2

Bertelli S.,

Boetti A.,

Bosco F.,

Caciolo M.,

Calcioli A.,

Calloni S.,

Calvo V.,

Camarda P.,

Candilera G.,

Cangiano A.,

Cantelmi T.,

Capobianco V.,

Cappellacci T.,

Carcione A., 3

Cascioli A.,

Castelli P.,

Castelli P.,

Caviglia G.,

Caviglia M. L., 1

Centenero E.,

Cianconi P.,

Ciaravella M. A., 2

Cieri L.,

Ciuna A.,

Coco E.,

Colatosti S.,

Collaro S.,

Colle L.,

Colli A.,

Comazzi D.,

Conti L., 3

Conversano P.,

Cossa M., 2

Costiero L.,

Cotugno A., 2

Cuffaro M.,

D’Antuono S.,

D’Olimpio F.,

Dazzi N., 2

De Bonis C.,

De Colle C.,

De Coro A.,

De Leonardis M.,

Del Castello E.,

Di Blasi M., 2

Di Nasso E.,

Di Nuovo S.,

Di Vita A. M.,

Didonna F.,

Dimaggio G., 3

Drogo G. M. L.,

Fahmy Y.,

Falcone M.,

Fava E., 5

Ferrari A., 2

Ferrero A., 2

Filippi B.,

Filippucci L.,

Fiocco B.,

Fiore D., 2

Framba R.,

Freni S., 2

Fusco E., 2

Galli G.,

Gangemi A., 2

Garro M.,

Gatta S.,

Gatti M.,

Gelo O.,

Gelsomino S.,

Giannone F., 2

Giordano C.,

Giorgi L.,

Girardengo C.,

Giussani S.,

Gragnani A.,

Granatella V.,

Granirei A., 2

Grassi R.,

Grimaldi L.,

Iannazzo A.,

La Pia S.,

Lalla C.,

Lelli F.,

Levi D.,

Lingiardi V., 3

Lis A.,

Lissandron S.,

Lo Coco G.,

Longoni D.,

Lorenzini R.,

Maffei C.,

Maggiolini A., 2

Manaresi F., 2

Mancini F., 4

Mancioppi S., 2

Marchino A.,

Masserini C., 4

Mazzeschi C.,

Mazzucchelli A.,

Mazzucchelli A.,

Mellace A.,

Merenda A.,

Miano P.,

Mineo R.,

Minniti A.,

Mongelli E.,

Morandi C.,

Morganti G., 2

Morosini P.,

Nicolò G., 4

Nobile S.,

Noseda F.,

Olivieri M.,

Ortu F., 3

Osimo F., 2

Ostuzzi R.,

Pardey A.,

Pastori M.,

Pazzagli C., 2

Pecoraia R.,

Petrilli D., 2

Piccione G.,

Pinto A., 3

Piscicelli S., 2

Pizzuti S. G.,

Plastino V.,

Podio C.,

Pogliani G.,

Polidori G.,

Pontalti C.,

Pontalti I.,

Popolo R.,

Porcari F.,

Procacci M., 4

Provantini K.,

Pruneri C., 2

Prunetti E.,

Putti S.,

Re L.,

Rigante L.,

Riportela A.,

Riva E.,

Rodini C.,

Rossi B.,

Ruggiero G. M., 4

Salcuni S.,

Salerno A.,

Saottini C.,

Sarno L.,

Sassaroli S., 4

Sciuto M.,

Scrimali T.,

Seganti A.,

Semerari A., 3

Shembeleva E. A.,

Spalletta E.,

Speranza A. M.,

Tagini A.,

Tirassa M.,

Trionfi C., 2

Vandoni C.,

Veglia F.,

Venuti P.,

Verrastro V.,

Viganò D., 2

Vinci G.,

Williams R.,

Zappa L.,

Zennaro A.,

Zordan P.,

Zuffranieri M.,

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